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Il tempo non e' quello che conosciamo

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    Riflessioni sul tempo (by Fabio)
    Posted by maxsp on Domenica, 03 gennaio @ 14:36:07 CET
    Il Sotterraneo di Ferro di Werner

    Se apriamo un dizionario enciclopedico e cerchiamo la parola tempo, troviamo la seguente dicitura: "Concetto primitivo dell'esperienza legato alla percezione del "divenire" o della "durata" di un fenomeno, in base al quale è possibile stabilire l'ordine di una successione di eventi, o la loro contemporaneità


    L'esistenza di un concetto di tempo "assoluto", senza relazioni con l'esperienza e caratterizzato da scorrimento omogeneo, postulato dai filosofi e dai fisici fino alla seconda metà del XIX secolo e in particolare posto da Isaac Newton alla base della meccanica classica, è stato sostituito, a partire dalla critica di Ernst Mach e ancor di più con le teorie einsteniane, da una concezione legata alla percezione dell'osservatore e quindi, in generale, al "movimento".
    In particolare, all'interno della teoria della relatività generale, esso è stato ricongiunto al concetto di spazio in un'unica entità (spazio-tempo) rispetto alla quale le leggi fisiche risultano invarianti.
    Contrariamente allo spazio, il tempo è una dimensione dotata di "direzione":
    per il secondo principio della termodinamica, infatti, è sempre possibile, osservando due stati successivi di un processo in divenire, determinare quale dei due sia avvenuto "prima", in quanto caratterizzato da un valore minore di entropia.
    A livello intuitivo, ciò postula l'impossibilità di "inversione" del tempo.
    Più recentemente, alla luce della fisica quantistica, è stato messo in discussione il concetto stesso di "continuità" del tempo, ipotizzando in sua vece il flusso temporale come una successione discreta di istanti elementari.
    " Il tempo si misura a partire da un intervallo preso campione, e pertanto fondamentale.
    Questo intervallo campione è il secondo ed è definito come la durata di 9192631770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione fra i due livelli iperfini dello stato fondamentale dell'atomo del nuclide di Cesio 133.
    Innanzitutto iniziamo con osservare che la meccanica classica e quella relativistica tendono a coincidere se impone alla velocità della luce un valore infinito.
    Infatti, mentre la relatività considera la velocità della luce come un valore finito, quella classica lo suppone infinito.
    Anche numericamente, se nelle formule relativistiche sostituiamo il vero valore della velocità della luce con l'infinito, otteniamo le stesse formule della meccanica classica.
    Poi, diciamo che l'entropia è una grandezza che misura lo stato di disordine di un sistema.
    Più un sistema è disordinato, e più l'entropia è alta; più il sistema è ordinato e più bassa è l'entropia.
    Per capire tale concetto si possono immaginare delle biglie numerate che vengono depositate in un contenitore di vetro in modo ordinato:
    prima la numero 1, poi la 2 e così via.
    Se prendiamo il contenitore e lo agitiamo, osserveremo che un certo numero di biglie non sono più in sequenza; diremo pertanto che il sistema ha acquisito un certo disordine.
    Se agitiamo il contenitore una seconda volta, osserveremo che non solo le biglie di prima non sono tornate al loro posto, ma altre biglie sono uscite dalla sequenza.
    Questa nostra seconda azione ha aumentato lo stato di disordine del sistema.
    Potremo continuare per parecchio tempo, ma ogni volta osserveremo che lo stato di disordine cresce sempre.
    Poiché l'entropia è una grandezza che misura lo stato del disordine, è ora facile capire la seguente affermazione:
    "l'entropia di un sistema isolato non può mai diminuire; o aumenta oppure rimane costante".
    Chiariti alcuni concetti, possiamo quindi rileggere la definizione di tempo riportato in alto e cercare di capire qualcosa in più.
    Stando a questa definizione se ne deduce che è assolutamente impossibile tornare nel passato, quindi rimane possibile solo il viaggio verso il futuro.
    Ma muoversi in una sola direzione del tempo è quello che in realtà già facciamo… con un ritmo che c'impone il cosmo, ma lo facciamo già! Secondo la relatività ristretta di Einstein, se ci avviciniamo a velocità prossime a quelle della luce, possiamo andare nel futuro… ma una volta là, come facciamo a tornare indietro? Il bello di un viaggio qualsiasi è che ad un certo punto finisce e poi torniamo a casa.
    Vi piace andare su un isola tropicale? Quanto ci rimarreste? Una settimana? Un mese? Un anno? O tutta la vita? Qualcuno di voi magari sta pensando che visto il tram tram della vita quotidiana sarebbe meglio rimanerci tutta la vita, e ciò può essere una risposta comprensibile.
    Ma se qualcuno vi portasse davvero su un isola deserta e vi lasciasse lì senza alcuna possibilità di ritorno… non credo che apprezzereste così tanto quel viaggio.
    Forse, il bello del viaggio, è proprio il ritorno; tornare a casa e raccontare agli amici, ai parenti ciò che abbiamo visto e ciò che abbiamo fatto.
    Ecco che allora assume un valore molto importante il viaggio nel passato così come il quello nel futuro.
    Che senso avrebbe andare avanti nel tempo se poi non potremmo più tornare indietro? Dobbiamo pertanto capire come si possa tornare indietro.
    Innanzitutto dobbiamo renderci conto di alcune questioni fondamentali:
    1. Il tempo sembra scorrere sempre; 2. L'istante di tempo che viviamo ci appare come se fosse privilegiato Innanzitutto dobbiamo sfatare subito un mito:
    il tempo non scorre affatto, perché non esiste! Questa affermazione potrà apparire clamorosa proprio perché la realtà quotidiana ci dice invece il contrario.
    Il tempo per come noi lo intendiamo, non esiste.
    In realtà è un effetto secondario prodotto dalla nostra ragione.
    Noi diciamo infatti:
    "mi muovo perché esiste il tempo… se il tempo non esistesse non potrei muovermi"; invece la realtà è un'altra:
    "Il fatto che mi muovo, permette al tempo di esistere".
    Queste due affermazioni sono l'una il contrario dell'altra.
    Mentre nella prima diciamo che il "tempo" è la causa e il "movimento" è il suo effetto, nella seconda diciamo il contrario.
    La differenza sostanziale fra queste due definizioni nasce dal nostro concetto errato di massa.
    Fino ad oggi eravamo convinti che la massa fosse una cosa a sé, come una proprietà irriproducibile.
    Siamo ormai bravi a produrre artificialmente dei campi elettrici o dei campi magnetici artificialmente, ma non siamo in grado di riprodurre dei campi gravitazionali.
    Questo ci ha portato completamente fuori strada, facendoci vedere la massa come un qualcosa di misterioso.
    Invece possiamo finalmente affermare che la massa altro non è che una distorsione dello spazio-tempo prodotto dal campo magnetico che vortica su sé stesso e che viene prodotto da un fotone in risonanza su un percorso elicotorroidale.
    Quindi il vero "oggetto" verso il quale dobbiamo concentrare la nostra attenzione è proprio il fotone.
    Quest'ultimo è pertanto un'onda elettromagnetica che si muove sempre e comunque.
    La sua velocità è sempre la stessa da qualsiasi sistema di riferimento venga osservato.
    In effetti, la relatività di Einstein ci conferma questo fatto; mentre il tempo diventa una grandezza relativa, la velocità del fotone assume un carattere assoluto.
    L'unica cosa che ci sconcertava era proprio la massa, che sembrava uscire completamente fuori da questi schemi.
    Ora, invece, inquadrandola come un prodotto secondario di un fotone, capiamo che tutta la nostra attenzione deve appunto spostarsi su quest'ultimo.
    L'altro punto che dobbiamo sfatare è quello che ci fa credere che l'istante di tempo che noi viviamo sia, in qualche modo, un istante di tempo privilegiato.
    In realtà tutti gli istanti di tempo hanno eguale diritto di essere considerati istanti privilegiati.
    In altre parole il "qui, ora", definito come luogo ed istante di tempo preciso, assume un significato relativo.
    Esistiamo noi, così come esistono gli antichi romani e così come esistono gli uomini del 3000.
    La nostra concezione di passato, presente e futuro è legata alla nostra concezione di tempo; siamo convinti che esiste solo l'istante di tempo che viviamo e che gli istanti di tempo precedenti non esistono più, così come quelli dovranno seguire ancora non esistono.
    Questo modo di considerare il tempo è fondamentalmente sbagliato.
    Un altro effetto illusorio del tempo è la sensazione dello "scorrimento".
    Tutti abbiamo la netta sensazione che il tempo scorra sempre, indipendentemente da ciò che facciamo o diciamo.
    Anche la relatività non modifica molto questo concetto.
    Secondo tale teoria il tempo scorre in modo differente nei vari sistemi di riferimento.
    E' vero che scorre in modo differente, ma ciononostante… scorre! Per quale motivo abbiamo la netta sensazione che l'evento che stiamo vivendo si muova dal passato verso il futuro? Anche se la domanda può sembrare banale, la risposta non è affatto banale.
    Per poterci arrivare dobbiamo fare una piccola digressione.
    Prendiamo una retta e su di essa prendiamo un certo numero di punti contigui, ovvero l'uno di seguito all'altro.
    Assegniamo ad ogni punto un numero in ordine crescente.
    Ora chiediamoci:
    come fa il punto numero 4 a sapere che il punto 3 lo precede e che il numero 5 lo segue? Chi glielo dice? La domanda può sembrare stupida ed incomprensibile, perché noi siamo abituati a vedere i punti contigui all'interno di una retta e sappiamo che questi si susseguono in un ordine ben preciso.
    Ma chi glielo dà quest'ordine? Io potrei passare dal punto 6 al punto 20 e poi al punto 2 e poi 30 e così via, ovvero saltando a sbalzi casuali qua e là lungo la sequenza dei punti.
    In tal modo avrei riordinato la sequenza dei punti, ma nessun osservatore esterno se ne sarebbe accorto ed avrebbe ancora visto una sequenza di punti in linea retta fra loro.
    In altre parole i vari punti della retta hanno tutti lo stesso peso, quindi scambiandoli fra loro ottengo ancora una retta.
    In tal caso diremo che i punti della retta sono equipotenti, ovvero hanno tutti egual diritto di essere considerati come punti privileggiati.
    Bene, trasliamo questo discorso sul tempo.
    Se tutti gli istanti di tempo hanno anch'essi lo stesso peso, allora potremmo scambiare degli istanti di tempo senza altere la sequenza, ovvero potremmo sostituire dei punti nel passato con dei punti del futuro e viceversa.
    Quindi, sotto questa luce, non avrebbe più senso il movimento, perché gli oggetti sparirebbero e riapparirebbero i vari posti ed in vari periodi in modo casuale.
    C'è quindi una cosa importante che abbiamo trascurato… il collegamento fra i vari punti nel tempo.
    I punti del tempo sono effettivamente un insieme di punti casuali, ma ognuno di essi sa (in un qualche modo) qual è il punto di tempo a lui successivo.
    E' proprio quest'informazione che permette di eliminare il caos temporale ed impone un verso di scorrimento nel tempo.
    Vediamo ora come quest'informazione si associa alla materia.
    Abbiamo detto che per studiare la materia dobbiamo semplicemente studiare il fotone… tanto poi con questi possiamo costruire tutte le particelle conosciute e non.
    Quindi prendiamo un fotone e vediamone il suo cammino.
    Come avevamo detto in precedenza esso ha una componente di campo magnetico e una componente di campo elettrico ortogonali fra loro, e che si propaga seguendo la "Regola della mano destra".
    A suo tempo, avevamo detto che non si sa perché la natura abbia scelto questo modo di propagarsi e avevamo continuato il discorso procedendo oltre.
    Ora soffermiamoci proprio su questo punto.
    Perché si propaga in quel modo? Immaginiamo ora che un fotone sfrecci di fronte ai nostri occhi e, usando la fantasia, cerchiamo di capire cosa vedremmo.
    Innanzitutto vedremmo una componente di campo magnetico ed una componente di campo elettrico e subito dopo vedremmo che queste componenti si sono spostate in un punto spaziale contiguo a quello di partenza.
    Usando la regola della mano destra, siamo infatti in grado di sapere qual è la sua direzione di propagazione........




    (il continuo si troverà nel libro "Il Sotterraneo di Ferro di Werner")
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